mercoledì 9 aprile 2008

il burro, il vino.. e i tegolini

con la mia giacca preferita, quella verde, ascoltando una canzone che parla di terre dell'anima che mi sorridono riflesse in un lago di montagna, così limpido e puro da fermare il fiato.. cadono dalle tasche un po' scucite i biglietti scaduti della metro, pensieri sottopelle di cui ti dimentichi per un po' ma poi spuntano fuori dal posto in cui meno te li aspettavi. Credevo che, scendendo giù per la viottola che arriva da Ferrando, avrei visto Anna che fuma una sigaretta fuori dal cinema Politeama, aspettando il cineforum, o che parcheggiando alle poste, avrei visto Anna che fa colazione alla domenica mattina al caffè Piemonte, leggendo un po' il giornale, un po' pettinandosi i capelli che alla domenica non si pettinano mai. Passando per la circonvallazione credevo che l'auto svoltasse a destra, per salire su verso il lago Sirio per una corsetta con sole che tramonta nei boschi. Credevo che fermandomi sotto la balconata pericolante del caffè Arduino, avrei intravisto alla finestrella all'ultimo piano, il tremolio della lanterna arancione di Anna, quella sempre accesa quando era in casa, e forse annusando l'aria avrei sentito l'odore dell'incenso che brucia infilato in un bicchiere sulla cassettiera di legno, mescolato al profumo della cena che il Dome e David stanno preparando. Camminando sul vialone mi aspettavo l'intonaco scrostato della casa dell'Oste, le risate dell'Osteria su al secondo piano e il gracchiare di un cd dei Cranberries a volume troppo alto dallo stereo. Ma i ciliegi non sono in fiore, lo spettacolo è finito e gli attori hanno cominciato a studiare altre parti. Lasciar andare una persona non significa aver imparato a lasciar andare anche voi, a lasciar andare Anna che non ho incontrato a Ivrea, non significa non sentire il dolore appiccicaticcio che ti impasta la pelle e il respiro scoprendo attraverso qualcosa o qualcuno che hai in te, che la verità che tanto vai cercando, l'avevi già dentro, quella bella come un ti voglio bene, come il sorriso stanco di una persona felice di vederti, quella pungente di un addio sussurrato a mezza voce.
Non lo voglio il tuo ombrello signorina sorridente, non lo voglio blu, nè rosso nè giallo, e non mi importa della pioggerellina che scende, voglio che lavi via tutto quanto il fango e mi permetta di vedere bene chi è - là sotto, l'Anna di oggi..

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