Mi fa male la gola, mi è venuta la scimmia e ho tanto sonno perchè la notte scorsa non ho fatto incubi, ma non ho dormito tanto.
Però tengo gli occhietti aperti ancora un minutino solo per passare a salutare..
Buonanotte..
martedì 22 aprile 2008
domenica 13 aprile 2008
anguilla e oyakodon (che sarà poi l'oyakodon?)
Quanto è bello correre su per le scale della stazione centrale, con una rosa rossa in mano, in mezzo a una giornata grigia e piovosa sulla città grigia che sembra illuminarsi per le risate di due amici che si ritrovano davanti al solito martini e al solito rosso che poi diventano due. E salutarsi da lontano prendendosi in giro per il fiatone..perchè il treno sta partendo. Camminare per la stazione, con una rosa rossa in mano.. e incontrare i treni per Scalea, i pendolini per Roma, i regionali che andavano a Bergamo e i treni per Pontassieve.. i treni che tornavano da Genova e mi portavano, con l'ipod nelle orecchie e uno zaino più grande di me in spalla, alla fine dell'estate più curiosa che io ricordi.
Quanto è bello addormentarsi stanchi, dopo aver speso tutta l'energia residua per capire che maki ordinare al japan con consegna a domicilio, prima che la cena arrivi a casa.
Quanto sono belli i legami invisibili tra le cose, che all'improvviso si mostrano nel loro mistero primaverile. Chi sparge semi al vento farà fiorire il cielo.. e il mio cielo, che è il mio mare, sarà pieno di rose rosse e la pioggia piacerà a tutti e tutti vorranno correre sotto la pioggia senza sapere dove stanno andando, sentendosi ubriachi della vita.. e le valige aperte a terra saranno solo il simbolo sorridente di un viaggio che comincia e non il disperato grido di uno che finisce.. e le tazzine saranno due e quella bianca avrà sempre un po' di caffè in fondo, e un poeta timido e un pittore che parla con i gatti dipingeranno il mio cielo davanti alla finestra di una casa vuota, davanti a un ciliegio selvatico che i fiori non li ha rosa, ma bianchi e già sbocciati. Come un sorriso, una speranza, un filo che in questo aprile ha fatto un giro lunghissimo e sembra solo ora cominciare a comporre il suo disegno, quello che poi se gli metti il cuore sopra diventa una stella.
"Sì, praticamente sì. Tra lei, signor Nakata, e le cose con cui entra in contatto, si crea per forza un collegamento. E allo stesso tempo si crea un collegamento anche tra quelle cose, ed esempio l'anguilla e l'oyakodon. Piano piano questa rete di collegamenti si estende."
mercoledì 9 aprile 2008
il burro, il vino.. e i tegolini
con la mia giacca preferita, quella verde, ascoltando una canzone che parla di terre dell'anima che mi sorridono riflesse in un lago di montagna, così limpido e puro da fermare il fiato.. cadono dalle tasche un po' scucite i biglietti scaduti della metro, pensieri sottopelle di cui ti dimentichi per un po' ma poi spuntano fuori dal posto in cui meno te li aspettavi. Credevo che, scendendo giù per la viottola che arriva da Ferrando, avrei visto Anna che fuma una sigaretta fuori dal cinema Politeama, aspettando il cineforum, o che parcheggiando alle poste, avrei visto Anna che fa colazione alla domenica mattina al caffè Piemonte, leggendo un po' il giornale, un po' pettinandosi i capelli che alla domenica non si pettinano mai. Passando per la circonvallazione credevo che l'auto svoltasse a destra, per salire su verso il lago Sirio per una corsetta con sole che tramonta nei boschi. Credevo che fermandomi sotto la balconata pericolante del caffè Arduino, avrei intravisto alla finestrella all'ultimo piano, il tremolio della lanterna arancione di Anna, quella sempre accesa quando era in casa, e forse annusando l'aria avrei sentito l'odore dell'incenso che brucia infilato in un bicchiere sulla cassettiera di legno, mescolato al profumo della cena che il Dome e David stanno preparando. Camminando sul vialone mi aspettavo l'intonaco scrostato della casa dell'Oste, le risate dell'Osteria su al secondo piano e il gracchiare di un cd dei Cranberries a volume troppo alto dallo stereo. Ma i ciliegi non sono in fiore, lo spettacolo è finito e gli attori hanno cominciato a studiare altre parti. Lasciar andare una persona non significa aver imparato a lasciar andare anche voi, a lasciar andare Anna che non ho incontrato a Ivrea, non significa non sentire il dolore appiccicaticcio che ti impasta la pelle e il respiro scoprendo attraverso qualcosa o qualcuno che hai in te, che la verità che tanto vai cercando, l'avevi già dentro, quella bella come un ti voglio bene, come il sorriso stanco di una persona felice di vederti, quella pungente di un addio sussurrato a mezza voce.
Non lo voglio il tuo ombrello signorina sorridente, non lo voglio blu, nè rosso nè giallo, e non mi importa della pioggerellina che scende, voglio che lavi via tutto quanto il fango e mi permetta di vedere bene chi è - là sotto, l'Anna di oggi..
Non lo voglio il tuo ombrello signorina sorridente, non lo voglio blu, nè rosso nè giallo, e non mi importa della pioggerellina che scende, voglio che lavi via tutto quanto il fango e mi permetta di vedere bene chi è - là sotto, l'Anna di oggi..
lunedì 7 aprile 2008
Eporedia Nights
Leaving per Ivrea.. ed era ora.
Ho un sonno che non mi reggo in piedi e ho appena finito un lavoro che più brutto non si può.. ho il ginocchio massacrato perchè AMMETTIAMOLO che vuoi correre e fare la sportiva ricordandoti che al lago Sirio si andava tutti i giorni, ma al lago Sirio finiva che camminavo con Mauro parlando di triangoli ottusi e finiva sempre al Suburbia davanti a delle birre enormi.
MA domani, cascasse il mondo, rapissero il capo e tutte le responsabilità (a volte i numerelli su sfondo blu si fanno chiamare responsabilità per confondere il passante sprovveduto) cadessero su di te... domani SI VA A IVREA.
Per l'aperitivo super al Caffè Piemonte con la signora tutta scosciata che speriamo si ricordi chi sei, e con tantissime missioni importanti:
- missione numero 1: rivedere il super fede e convincerlo che il matrimonio la lavatrice i calzini che poi fanno i pelucchi se nn li lavano bene, i pranzi coi suoceri NON FANNO PER LUI ed è ancora in tempo a salvarsi
- missione numero 2: convincere il dome che la spesa al bennet non ha più senso senza me che ballo sul carrello e poi mi impianto a casa sua mendicando una cena
- missione numero 3: convincere tamara che è ora che lei e il pm coronino questo sogno collettivo inespresso perchè veramente non se ne può più
- missione numero 4: passare sotto la mia casina in via arduino 43, guardare all'abbaino e sorridere a un sogno passato, con malinconia ma non troppa
- missione numero 5: passare i tornelli di vodafone col badge della nuova azienda, prendere gli ascensori di destra, salire nella torre, entrare in ufficio da luisa & co. che SICURAMENTE saranno ancora in ufficio, bere un caffè e sparlare di qualcosa come se ieri non fosse qualche mese fa
- missione numero 6: angus da morbelli, risoluzione di tutto questo egocentrismo che mi attanaglia, e rientro nel mio cubo colorato
Ho un sonno che non mi reggo in piedi e ho appena finito un lavoro che più brutto non si può.. ho il ginocchio massacrato perchè AMMETTIAMOLO che vuoi correre e fare la sportiva ricordandoti che al lago Sirio si andava tutti i giorni, ma al lago Sirio finiva che camminavo con Mauro parlando di triangoli ottusi e finiva sempre al Suburbia davanti a delle birre enormi.
MA domani, cascasse il mondo, rapissero il capo e tutte le responsabilità (a volte i numerelli su sfondo blu si fanno chiamare responsabilità per confondere il passante sprovveduto) cadessero su di te... domani SI VA A IVREA.
Per l'aperitivo super al Caffè Piemonte con la signora tutta scosciata che speriamo si ricordi chi sei, e con tantissime missioni importanti:
- missione numero 1: rivedere il super fede e convincerlo che il matrimonio la lavatrice i calzini che poi fanno i pelucchi se nn li lavano bene, i pranzi coi suoceri NON FANNO PER LUI ed è ancora in tempo a salvarsi
- missione numero 2: convincere il dome che la spesa al bennet non ha più senso senza me che ballo sul carrello e poi mi impianto a casa sua mendicando una cena
- missione numero 3: convincere tamara che è ora che lei e il pm coronino questo sogno collettivo inespresso perchè veramente non se ne può più
- missione numero 4: passare sotto la mia casina in via arduino 43, guardare all'abbaino e sorridere a un sogno passato, con malinconia ma non troppa
- missione numero 5: passare i tornelli di vodafone col badge della nuova azienda, prendere gli ascensori di destra, salire nella torre, entrare in ufficio da luisa & co. che SICURAMENTE saranno ancora in ufficio, bere un caffè e sparlare di qualcosa come se ieri non fosse qualche mese fa
- missione numero 6: angus da morbelli, risoluzione di tutto questo egocentrismo che mi attanaglia, e rientro nel mio cubo colorato
...
il freddo che ancora mi insegue forse potrà strapparmi i petali, ma resterò a guardare il mare, e -chiudendo gli occhi - sarò di nuovo uno splendido fiore innamorato della primavera e di un'onda, illuso e felice che l'inverno sia lontano..
giovedì 3 aprile 2008
L'orologio degli dei
Ecco.. non lo so perchè sono tornata a scrivere stasera.. o meglio un po' lo so ma come sempre è una forma confusa e un po' stonata che non distinguo tanto bene e non ho nessuna voglia di starci più attenta, per capirla. So che non è per me che scrivo, o meglio, è per me attraverso uno specchio..uno specchio nuovo di quelli di cui discutere per ore intere sullo stretto, davanti a una bottiglia di vino rosso e in mezzo al cicalio alla puzza di fritto e alle grida dei bambini che, d'estate, corrono dietro su e giù per il lungolago salutando le barche.
Il tram di oggi mi ha detto di pensare a un anno fa e , ancora prima, centinaia di anni decine di me fa, alla casa delle fate nel parco degli alberi che ora che è primavera tornano ad essere i padroni e a nascondere le finestre della camera da letto lassù nel sottotetto al volo degli uccelli, al passaggio delle nuvole, ai temporali in arrivo.
A Ivrea la primavera è arrivata presto, è arrivata a una cena dall'Oste, si è scoperta rapida salendo di corsa una scala buia e brindando con 3 san simone ghiacciati, e poi forse ancora 3 e.. e nessuno lo vuol più bere senza gli altri due. Presto sono fioriti i ciliegi del lungo Dora sotto casa, ad addolcire il cancello che si apre col telecomando che prima o poi sapevo che così sarebbe andato perso, a illuminare il freddo del mattino alle cinque e mezza che ostinato si addensava intorno alla torre del castello, i rami dei ciliegi che sbucavano dalla nebbiolina e volere i fiori della primavera e dell'amore e non volerli vedere, perchè portavano il mattino il sole la luce e tante verità che alla fine nessuno voleva sentirsi dire perchè era bello vivere così, in una canzone, in un libro che sembra non avere mai l'ultima pagina..
;-) vabbè, per stasera.. Anna è tornata
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