lunedì 5 maggio 2008

Salam Aleikum, Vita !


Il vento del Marocco.. o meglio, i venti del Marocco... il vento soffocante di Casablanca che offusca la pelle e l'anima di orrore e paura, il vento lontano di Fès che non lascia sonnecchiare in pace un gatto accoccolato su un tetto verde, il vento violento del Sahara, che ruba e dà certezze e consolazioni come un sogno che al mattino sì, si svela, ma ti permette di comporre infiniti finali più dolci e melodiosi.. il vento capriccioso di Marrakech, gatto sinuoso e affascinante che si lascia accarezzare e ti accarezza lievemente, per lasciarti addosso il suo odore. Di incenso, di sudore, di sabbia e di spezie e di polvere. L'odore di vite non vissute, di vite vissute troppo e di vite che impossibili da vivere se non nel sogno, di una notte che sembra già estate ma non lo è ancora e il freddo che ancora trova la sua strada dal deserto abbraccia e sorprende una cicogna che cerca di difendere il suo piccolo.

I sogni che fino in Marocco ti rincorrono e ti sorprendono mentre attraverso un altro occhio contempli un mondo così diverso da non averlo mai sognato, al tramonto sulla Medina ipnotizzata dal lamento dei muezzin.. i sogni che ti cullano ascoltando una canzone che suona solo nella tua mente, perchè l'auto non ce l'ha la radio, mentre gole aride, palmerai rigogliosi, verde a bianco caldo e freddo caos e vuoto ti scorrono fuori, cullati dal fumo di una sigaretta. In un tramonto sulla terrazza, accanto a un fiore viola, a un sorriso d'oro, a un cappello di paglia e con l'odore di masala che non ti libera un istante, il maestro Bulgakov mi ha insegnato che ci è voluto il diavolo, per permettere a Gesù e a Pilato di fare pace e discorrere di filosofia camminando su un raggio di luna, e mi ha insegnato che un peccato a volte è indotto dalle circostanze, ma le circostanze non possono assolvere il peccatore, ed è un contrasto sì ma cosa è la vita se non contrasto e dialettica tra gli opposti, tra la colpa e le attenuanti, tra il sogno e la vita vera. Ma se è vero che nei sogni che cominciano le responsabilità, allora non siamo ugualmente colpevoli di un sogno anche se ci è stato dettato dal vento che sin dal mare arrivava qui, portandosi dietro il rumore della risacca e l'immensità del deserto? Non siamo colpevoli per aver guardato, seppur fingendo l'ingenuità di una bimba a piedi nudi, attraverso quella finestra aperta sul mare, in una notte che non avrà mai la sua espressione, al di là del tempo e della mente e della musica e della poesia? E se nemmeno nel sogno siamo innocenti, dove il nostro pensiero può correre libero e puro? Solo un pensiero, immenso, impalpabile ed effimero. Ma puro. Come un amore.

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